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Archivi categoria: Senza parole

QUANDO SI DICE…

…”Vado in bagno a …spedire un fax”. E lo si fa per davvero.

 
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Pubblicato da su 31 maggio 2012 in Senza parole

 

LA NOSTRA FESTA..

La nostra festa è quando restiamo per ore a guardarli giocare …quando usciamo per comprarci qualcosa, e invece la compriamo a loro …quando inventiamo favole per spiegargli la realtà che noi stesse stentiamo a capire.

La nostra festa è il loro sorriso, è la lacrima che cerca conforto ad una bua, è la manina paffuta, è l’odore di pelle di latte.

Sono loro la nostra vera festa. La migliore.. Ogni giorno.

 
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Pubblicato da su 12 maggio 2012 in Senza parole

 

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LO STRANO CONCORSO..

Si sa’.. a questo mondo, tutti possono sbagliare. Soprattutto, poi, se si usa un traduttore automatico, il rischio è proprio dietro l’angolo. Ne sa qualcosa quello “scienziato” che, sul sito del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, nel pubblicare un bando per un concorso, ha dovuto tradurlo anche in inglese al fine di meglio diffonderne la conoscenza. E il risultato è stato più che garantito, dal momento che quel che ne è venuto fuori è stato un titolo estremamente accattivante e che, presumibilmente, deve aver fatto anche registrare un’impennata di domande.

Il titolo del concorso era “DALLA PECORA AL PECORINO: tracciabilità e rintracciabilità di filiera nel settore lattiero caseario toscano”. Evidentemente, però, in inghilterra il termine “pecorino” come formaggio deve avere meno successo dello stesso trasposto al femminile. E così ne è venuto fuori un curiosissimo “FROM SHEEP TO DOGGY STYLE”, ovvero.. “DALLA PECORA… ALLA PECORINA”. 

Menomale che al Ministero assumono somari che, non conoscendo manco la lingua inglese, son costretti a ricorrere al traduttore: almeno la risata (se non proprio il pianto) è assicurata..  😀

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2012 in Senza parole

 

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REGALO DI COMPLEANNO

Dedicatami dalla mia cara amica Fernanda in occasione del mio compleanno, mi sembrava una bella cosa condividerla a mia volta. Buona lettura!

SONO UNA DONNA – Joumana Haddad

Nessuno può immaginare
 quel che dico quando me ne sto in silenzio
 chi vedo quando chiudo gli occhi
 come vengo sospinta quando vengo sospinta
 cosa cerco quando lascio libere le mani.

Nessuno, nessuno sa
 quando ho fame quando parto
 quando cammino e quando mi perdo,
 e nessuno sa
 che per me andare è ritornare
 e ritornare è indietreggiare,

che la mia debolezza è una maschera
 la mia forza è una maschera,
 e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
 e io glielo lascio credere
 e io avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
 fosse una loro concessione
 e ringraziassi e obbedissi.

Ma io sono libera prima e dopo di loro,
 con loro e senza loro
 sono libera nella vittoria e nella sconfitta.

La mia prigione è la mia volontà!
 La chiave della mia prigione è la loro lingua
 ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
 e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
 Credono che la mia libertà
 sia loro proprietà
 e io glielo lascio credere
 e avvengo.

P.S.: per cercare una foto da abbianre a cotante belle parole, avevo inserito nella ricercadi immagini di Google “una donna” e, magicamente, mi sono apparse immagini di peni (penosi, manco turgidi e nvitanti) e donne che si toccavano. Mi chiedevo se fosse ormai questo l’unico senso di una donna.. voglio proprio sperare di no!

 
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Pubblicato da su 9 novembre 2011 in Senza parole

 

PAROLE DALL’ALDILA’. VI RACCONTO UNA STORIA VERA

Su quel che sto per raccontarvi, spiegherò quel che posso, forse anche un pò con la consapevolezza di esser presa per matta. Vorrà dire che correrò il rischio..

Ci sono volte in cui la dimensione nostra ed una diversa, più eterea, si intrecciano. Qualcuno torna da lì, in un modo o in un altro, e ci racconta la sua Storia. Vi confesso che ho sempre creduto che la nostra potentissima mente potesse essere in grado di simulare certe suggestioni, ma questa convinzione si è sbriciolata quando mi ritrovai, molti anni or sono, questa poesia tra le mani. Una poesia che parla di una condizione troppo particolare e che, in un modo così suggestivo, la può raccontare solo chi la sta vivendo: sono le parole umide che raccontano il dolore di una madre che, dall’aldilà, dall’altra dimensione, veglia sul sonno del suo bambino senza più potersi far sentire da lui.

La donna, se non ricordo male, si chiamava Nunzia. Il suo bambino, sicuramente Giuseppe. Lei era deceduta in un incidente stradale e dopo un pò di tempo suo marito aveva portato in casa la sua nuova donna, che ora si prendeva cura del piccolo. Una sera, Giuseppe aveva la febbre molto alta e Nunzia era in forte apprensione e, nonostante le materiali attenzioni della donna che l’aveva sostituita, avvertiva un disperato bisogno di proteggere il suo bambino. Ma, nonostante i suoi sforzi e lo sconfinato desiderio di far avvertire al suo bambino la sua presenza, Giuseppe, purtroppo, dalla sua dimensione terrena non poteva proprio percepirla. Da questo limite, da questo dolore, ecco che Nunzia buttò giù le sue parole più struggenti, dedicate al suo bambino:

Cammino sui tuoi passi…
ma tu non puoi sentire
le lunghe ore della mia veglia
sul tuo piccolo capo..
quando ti chiudo gli occhi alla sera …
e sento i tuoi allegri sogni arrivare.
Vorrei averli tutti per me!
Quante notti ancora a baciare
le tue mani tenere,
con quella voglia di stringerti al seno.
Ma il silenzio distrugge le mie parole,
ancora il buio copre le mie lacrime
e la sera non finisce mai..

Ciò che Nunzia prova, se ci immedesimiamo un attimo nelle sue parole, è di un’intensità straordinaria ed unica. Ma se ho tirato fuori da un cassetto lontano questa Storia è perchè ci tenevo a darvi una testimonianza in più del fatto che dopo la morte qualcosa c’è. E che chi va via, talvolta ci resta talmente vicino, ma talmente vicino, che forse, quelle percezioni di presenze che talvolta abbiamo, non sono semplici suggestioni, ma la realtà. 

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2011 in Senza parole

 

QUALORA DOVESSI SCOMPARIRE PER UN PO’…

…sarà perché sarò andata a partorire. Le trasmissioni, quindi, poi riprenderanno non appena le condizioni lo consentiranno!

 
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Pubblicato da su 28 ottobre 2011 in Senza parole

 

HO SOGNATO TANTA …MERDA

LETTURA INTERDETTA AI DEBOLI DI STOMACO E, PIU’ IN GENERALE, AGLI SCHIZZINOSI.

E’ inutile che stia ad “addolcirvela” chiamandola puppu, cacca, feci ..e farò. No, no, era proprio merda. Ed era tanta.

Faccio una premessa. Il tutto è iniziato nel 2003, quando, dopo essermi laureata, ho fatto un corso per introdurmi nella mia attuale attività. Detto corso è durato 9 mesi e periodicamente sostenevamo esami, anche abbastanza complessi, le cui valutazioni erano espresse in trentesimi. Ebbene, stenterete a credermi, ma vi giuro che ogni volta in cui sognavo …la merda, appunto, il 30 era assicurato!

Poi, il sogno propiziatorio si è esteso anche ad altri ambiti della mia Vita e, pian piano, è andato generalizzandosi, anticipando tutti quegli eventi che richiedevano un certo impegno e la speranza in un buon risultato.

Detto ciò, devo ora ammettere che, con il parto ormai imminente, è chiaro …diciamocelo francamente… che la paura fa 90. Eh sì, perché al primo c’arrivi con l’incoscienza dell’inesperienza, ma al secondo sai bene cosa ti tocca. Quindi, evidentemente in questi giorni il mio inconscio è un pò in tiro, e stanotte ha tentato, così, di tranquillizzarsi.

Ecco il sogno. Ero a casa di una mia zia, a Sulmona (per quelli del corso di fotografia: è probabile che, sempre l’inconscio, voleva farmi sapere quanto desiderasse venire con voi a Pescocostanzo.. che da lì è ad un tiro di schioppo, e lì è andato ad inscenarsi il tutto) e prima di ripartire le chiedevo di poter andare in bagno. Il bagno era molto grande e soprattutto grazioso, rosa, con bei sanitari e bella rubinetteria, ma pieno di cacca ovunque. Ne era pieno il water, grandi pezzi erano attaccati ai rubinetti, strisciate sugli asciugamani. E’ chiaro che nel sogno mi sono urtata non poco, soprattutto perchè volevo capire chi fosse stato a combinare un simile scempio, e qualche indizio lo trovavo sul golfino di lana di un altro parente, incontrato poi fuori dal bagno, ma ogni ulteriore dettaglio, a questo punto, è superfluo. Quel che conta, invece, è che appena sveglia, ho esordito dicendo al mio povero maritino: “Wow.. ho sognato la merda!” e lui, rivolgendosi al piccoletto “Hai sentito? Mamma ha sognato la merda..”. Francamente, non so se loro due ne sono coscienti, ma ora ho un motivo in più per credere che tutto andrà per il meglio!  😉 

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2011 in Senza parole

 

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