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RAGAZZINO ETIOPE IN FUGA: PERCHE’ NON LASCIARLO ANDARE?

11 Gen

Qualche giorno fa, questo ragazzino, Habtamu Scacchi, appena tredicenne, è fuggito da Pettenasco, nel novarese, mentre era in vacanza con la famiglia adottiva, per tentare disperatamente un suo ritorno in Etiopia, nella speranza di ricongiungersi con i suoi fratellini. “Purtroppo” è stato rintracciato mentre vgava all’interno della stazione ferroviaria di Napoli e riconsegnato alla famiglia affidataria.

Questa storia mi ha infinitamente intristita, perchè ho provato ad immedesimarmi nel desiderio immenso di Habtamu di tornare nella sua Terra, dai suoi affetti veri, alle sue origini, ma il fatto che i suoi genitori abbiano pagato un mucchio di soldi per ottenere questa adozione internazionale sarà un vincolo per lui almeno fino alla maggiore età. Perchè questo è il sistema, così funziona..

Mi tornano, quindi, in mente le parole di un caro amico che in Africa c’è stato e lì ha conosciuto una suora italiana che sta spendendo tutta la sua vita per quei ragazzi, per quella gente. E lei avrebbe sostenuto ripetutamente di evitare le adozioni, che sradicano quei piccoli dalla loro vera cultura e li trapiantano in un mondo troppo diverso, in cui mai e poi mai potrebbero integrarsi pienamente. Piuttosto, con pochi spiccioli, quei ragazzi possono trovare lì, dove sono nati, dove hanno le loro radici e dove sono parte integrante di un mondo difficile ma straordinario per aspetti che, talvolta, a noi non è dato capire, le risorse per vivere una vita dignitosa, formarsi, e a loro volta aiutare il prossimo.

Oggi, dalla fuga di Habtamu, capisco meglio il senso del messaggio di quella suora e prego per lui, affinchè, in un modo o in un altro, possa tornare laddove desidera. E se i genitori lo amano davvero, anzichè tentare di trattenerlo a sé, questo dovrebbero fare: aiutarlo a realizzare il suo desiderio più grande. Perché, come si dice.. “quando ami qualcuno, lascialo andare: se ritorna è tuo, se non torna non lo è mai stato“..

 
4 commenti

Pubblicato da su 11 gennaio 2012 in Come la penso su...

 

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4 risposte a “RAGAZZINO ETIOPE IN FUGA: PERCHE’ NON LASCIARLO ANDARE?

  1. Tizius

    23 gennaio 2012 at 14:05

    C’è però una bella differenza fra trovare le risorse per sopravvivere, e trovare una famiglia.
    L’adozione non è una “vacanza studio all’estero” per formare giovani svantaggiati che altrimenti non avrebbero la possibilità di studiare, e il fatto che purtroppo per realizzarla servano molti soldi, non significa che i genitori adottivi si comprino un figlio per farne ciò che vogliono.
    Vorrei proprio vedere se lascereti andare tuo figlio in Etiopia dicendoti che “se ritorna è tuo, se non torna non lo è mai stato”. E perché dovrebbe aspettare i 18 anni? Ci potrebbe tornare benissimo anche prima, con mamma e papà..

     
  2. A casa di Palma

    23 gennaio 2012 at 18:16

    Fermo restando che ognuno, qui, sta solo dicendo quel che pensa.. mi permetto di fare alcune osservazioni:

    1 – se il ragazzo avesse solo avuto nostalgia della sua terra, avrebbe sì rappresentato ai genitori adottivi il suo desiderio di farvi ritorno, ma chiedendo a loro di accompagnarlo. Invece, il fatto che lui abbia optato per la fuga, mi fa supporre che lui proprio non li volesse al seguito. Forse, qualcosa in questa adozione non funziona? Forse, quei genitori hanno scelto di adottare un figlio, ma quel figlio non aveva scelto di essere adottato da loro? O forse, loro sono perfetti, ma ha ragione quella suora quando dice che quei ragazzi soffrono moltissimo quando vengono sradicati dalla loro cultura e trapiantati in una troppo diversa, in cui spesso non si sentono bene integrati;

    2 – se mio figlio (naturale, quindi nato in un certo contesto, in una famiglia che è quella “sua”, cresciuto in un’unica cultura) ad una certa età mostrasse il desiderio di andare via, certamente mi chiederei le ragioni. Ma lo lascerei andare, perchè è quello che ho chiesto facessero i miei quando, ad una certa età, ho deciso di andare via io. Cosa diversa è un figlio adottivo, perchè può succedere che i genitori si sentano veramente tali per lui, ma che lui non li senta davvero madre e padre suoi; del resto, non lo sono realmente, e che si instauri una componente affettiva realmente reciproca e profonda è difficile, seppure non raro. E quel ragazzo ha solo mostrato un’evidenza: l’esigenza di tornare nella SUA terra, tra i SUOI affetti, alla SUA cultura, e di quelli che credevano di avere dei diritti legali su di lui mi pare se ne sia altamente fregato. Questo dovrà pur significare qualcosa. O no? Perchè non provare ad abbassare la maschera dell’egoismo e guardare un pò più a fondo la realtà dei fatti?

     
  3. Tizius

    28 gennaio 2012 at 14:26

    1- Forse questa adozione funziona benissimo, ma ha bisogno di tempo, appunto perché come tu stessa dici, non è facile ricominciare da capo la propria vita, con una nuova famiglia in un ambiente completamente diverso. E soprattuto, ha bisogno di tempo perché questo ragazzo tredicenne si è ritrovato improvvisamente figlio, dopo averne passate chissà quante.
    Io credo che sia semplicemente un adolescente in cerca di sé stesso. Non per sminuire i problemi che ha o potrebbe avere in merito alla sua adozione, ma quanti ragazzi della sua età si allontanano da casa per i più svariati motivi? Credo che non sia molto diverso, solo che ovviamente non può presceindere dal suo passato, e quindi dal suo paese di origine, come accade per tutti i figli che arrivano con l’adozione internazionale.

    In merito al fatto che forse i genitori hanno scelto di adottare un figlio, ma quel figlio non ha scelto di essere adottato da loro, è facile ribattere che nessuno, adottato o meno, può scegliere dove e da chi essere cresciuto.

    2- La scelta di adottare un figlio non è più egoistico di metterne al mondo uno, e la realtà dei fatti è che difficilmente nel suo paese di origine avrebbe trovato una famiglia.
    E comunque, questo abbassare la maschera dell’egoismo, secondo te, nei fatti cosa dovrebbe comportare?
    Che dovrebbero fare i suoi genitori? Dirgli scusa ci siamo sbagliati, non è stata una buona idea, ed è meglio che torni in Etiopia?

     
  4. A casa di Palma

    30 gennaio 2012 at 16:00

    Ci provo.. mi calo nei panni di Habtamu e vivo in una terra in cui non ho praticamente nulla di materiale, non ho un futuro e certamente ho un presente ed un passato difficili. Però ho degli affetti veri, autentici: ho i miei fratelli. E la terra dove sono nato è complicata, ma è mia, mi appartiene ed io le appartengo. Un bel giorno, della gente mi prende e mi porta via, praticamente in un altro mondo, in un altro tipo di civiltà, e mi danno tutto ciò che un ragazzo della mia età possa desiderare: il calore di una famiglia, che mi ama e mi protegge; le belle mura di una casa; la frequentazione di una buona scuola, dove potrò erudirmi; tanti amici; un pc. Tanto, insomma. Però.. però.. io laggiù ho lasciato i miei fratelli, capisci? FRATELLI. E io, se mi portassero via da mio fratello, esattamente come ha fatto lui scapperei per tornarci; scapperei da una reggia per tornare in un letamaio, se in quel letamaio c’è mio fratello.

    Adolescenti in cerca di se stessi lo siamo stati quasi un pò tutti, e sarei stata d’accordo con te se fosse fuggito dalla famiglia adottiva per raggiungere un posto più stimolante, nuovo, da scoprire. Ma se fa ritorno alla sua terra d’origine, questo significa una cosa ben precisa: è tutto e solo quel che desidera..
    E’ vero, poi, che nessuno, adottato o meno, ha modo di scegliere “chi” o “da chi”; e, infatti, scappano anche i figli naturali.. figurati.. Io sono stata una di questi! Ma quando si è figli naturali si ha un motivo in meno per prendere le distanze dall’adottante, perchè si è sangue del loro sangue, mentre si arriva a vivere più facilmente il sentimento del disprezzo se chi si fa carico di noi lo avvertiamo come un estraneo e non ci piace neppure. E ti assicuro che ho assistito a più di una storia del genere…

    La scelta di mettere al mondo un figlio non è un fatto egoistico.. calma! Quel desiderio è un fatto naturale, che alimenta la presenza dell’uomo nel mondo. E anche il desiderio di adottare non è un fatto egoistico, se lo si fa con la sincera intenzione di voler fornire ad uno dei tantissimi bambini sfortunati l’opportunità di crescere in sena ad un’amorevole famiglia.
    Il concepimento naturale diventa egoistico (forse, ma non me la sento di giudicare in modo del tutto assertivo) se lo si pretende a 50 anni, quando la Natura, normalmente, non lo contemplerebbe più come fatto, appunto, naturale. Così come l’adozione è un fatto esclusivamente egoistico se la si cerca al fine di sedare dei bisogni interiori che, altrimenti, porterebbero dritti dritti alla frustrazione.
    Detto questo, ora sarò più precisa sul senso dell’abbassare la maschera dell’egoismo: significherebbe, in questo caso specifico, smetterla di dirsi che è tutto a posto, che quella fuga è stata una ragazzata, ed indagare sui veri motivi che hanno portato il ragazzo a voler fuggire e ad un percorso comune per cercare di andare veramente in contro alle sue esigenze, anche se la soluzione comportasse dolore per i genitori adottivi. E ti assicuro che questo può avvenire, allo stesso identico modo, anche per i genitori naturali: un figlio può desiderare di intraprendere un percorso di vita per niente condiviso e che lo porterebbero lontano da loro; anche in quel caso, seppure con dolore, talvolta a quei genitori non resta da far altro che accettare. Quindi, tornando al nostro caso, se ci si dovesse accorgere che – paradossalmente – al termine di un percorso di indagine profonda, quel ragazzo desiderasse ancora veramente tornare al suo Paese, nonostante lì lo aspetterebbe solo il peggio, sì …quei genitori lo dovrebbero solo lasciare andare. Ma pur non volendo, non potrebbero fare molto per impedirglielo, perchè arrivato alla maggiore età non avrebbero alcun potere per riportarselo a casa dopo l’ennesima fuga. Intanto, loro potrebbero provare ad andare in Etiopia assieme, a fargli toccare nuovamente con mano la realtà che tanto gli manca, a provare strade per fare arrivare qui anche i suoi fratelli o farglieli incontrare con maggior frequenza. E’ un percorso difficile, ma dovrebbe essere vissuto con la massima onestà intellettuale, e guardando esclusivamente agli interessi del giovane ..scegliendo ciò che lo farà stare meglio anche se ciò dovesse comportare una sua definitiva partenza e la perdita di tutte le migliaia di euro che erano serviti per la sua adozione. E questo, mio caro Tizius, mi ripeto.. può capitare anche a genitori naturali.. purtroppo..

     

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