RSS

LA SCATOLA DI LATTA (7° e ultima parte)

11 Gen

Era andata così. Il piccolo Matteo, come tutte le domeniche dopo pranzo, si era messo a giocare con le sue macchinine, ma sempre con un orecchio teso ai discorsi da grandi con cui la famiglia riunita, zii e nonni compresi, si intratteneva per tutto il tempo del caffè e ammazzacaffè. Chissà come, avevano finito per parlare di sodi e di ricchezze, lotterie e vincite fortunate. Era stato allora che qualcuno aveva detto di aver sentito con certezza da una persona assolutamente affidabile che Donna Concetta, molti anni prima, aveva vinto una lotteria e che aveva nascosto da qualche parte vicino al letto la sua fortunata vincita. Matteo era rimasto folgorato da quella notizia. E la sera, nel suo lettino, non aveva potuto fare a meno di pensarci e ripensarci, e decidere che, se qualcosa poteva fare per salvare le sorti di suo padre e di tutta la sua famiglia, questo era cercare quella fortuna, intrufolandosi nella casa della povera anziana quando questa si fosse allontanata nella sua vigna. L’occasione non aveva tardato ad arrivare e lui, dopo aver scostato dal muro il comò, utilizzando uno straccetto trovato lì in cucina per non rischiare di lasciare impronte, così come aveva visto fare al suo eroe in tv, aveva trovato il pertugio; poi, fiero, col suo bottino nascosto sotto la capiente maglietta, era corso a nascondersi in casa sua, dove – emozionato – aveva aperto la scatola, immaginando la fine dei loro stenti. Invece, vi aveva trovato solo un pupazzino sgangherato, un barattolino con qualcosa che gli era parso simile al riso, un rosario e qualche letterina, di cui non conobbe mai i contenuti perché era ancora troppo piccolo per saper leggere. Del bottino, nemmeno l’ombra. Sedata l’onta della delusione, Matteo aveva deciso che le sorti della sua famiglia le avrebbe salvate un’altra volta e che, intanto, avrebbe aggiunto quel carabiniere di piombo al plotoncino degli altri suoi pupazzi che proprio in quel momento stavano partendo per il fronte.

***

«Donna Concetta – chiese il Maresciallo, porgendole la scatola che subito lei si strinse sul cuore – pensa di rimettere la querela?», proprio mentre Nicola stava già archiviando nel tritacarte l’unico verbale incompleto esistente. Gli occhi di tutti erano puntati sul piccoletto, che intanto si guardava la punta delle scarpe. «Beh, la rimetto solo a patto che Matteo mi prometta di aver capito che non è questo il modo per aiutare il papà e che in futuro sceglierà di comportarsi da persona onesta». Attesero. Il piccoletto alzò timidamente lo sguardo avvolto dagli occhiali spessi e, lentamente, fece segno di sì con la testa. «Ma il carabiniere di piombo posso tenerlo?», chiese con un filo di voce. Poteva. Certo che poteva. Donna Concetta sapeva che, almeno quello, nessuno lo avrebbe mai più cercato. Gli sorrise, gli spolverò la testolina scura e, finalmente, il piccolino fu “rimesso in libertà”; almeno dai carabinieri, perché invece Mariuccia la sonora sculacciata che gli aveva promessa non gliel’avrebbe certamente risparmiata. Giusto per esser certa che la lezione era stata ben recepita. 

***

Quella domenica mattina sembrava che in casa di Donna Concetta le campane della chiesetta del paese sia sentissero più forte del solito. O forse era la gioia che lei stava provando e che il Maresciallo e l’Appuntato, andati fin lì per farle visita, le leggevano chiaramente negli occhi. «Io non credevo vi sareste spesi così tanto per me e per una piccola scatola di latta. Davvero, non so come ringraziarvi. Qui c’è qualche frutto del mio orto, una bottiglia di vino, qualche uovo e un po’ di pasta fatta in casa: spero vogliate accettarlo come segno della mia più profonda e sincera gratitudine» e fece per porgere un delizioso cesto tra le mani del Maresciallo, che però, con garbo, lo respinse e lo rimise tra le sue. «Donna Concetta, non le nascondo che mi piacerebbe ancora, così come ho fatto quando era un giovanotto, investigare su casi complessi, ingabbiare gli assassini, perdendoci il sonno…». «E la fame!», aveva aggiunto una voce sommessa di un ironico Nicola. «Perderci il sonno – aveva ripreso con un tono più alto, guardando sottecchi e con aria simpaticamente minacciosa il suo Appuntato, il Maresciallo – ma, se esistessero solo certi reati, la nostra presenza anche nei posti più sperduti non avrebbe senso. Il nostro compito vero è quello di essere il più possibile vicini alla gente e occuparci di tutto ciò che li coinvolge; comprese misteriose sparizioni di scatole di latta, se è il caso. E le dirò di più: forse, poche volte, nel risolvere un caso, avevo provato la stessa soddisfazione che provo ora leggendole la gioia stampata in faccia». Insomma, pareva, come al solito, che avesse fatto tutto solo lui, e Nicola, che conosceva bene il suo Comandante, lasciava, con una sorta di affettuosa comprensione, a lui tutti i meriti; in più, questa volta gli stava piacendo quella malcelata emozione che vibrava nell’aria. Poi, però, ci pensò il Maresciallo stesso a spoetizzare anche quel magico momento. «Ma ora dobbiamo proprio andare…», disse appropinquandosi rapidamente verso l’uscita; e Nicola sapeva già, vista l’ora e considerato che era domenica, in quale attività, decisamente indelegabile, il suo Superiore si sarebbe presto cimentato.   

***

«Un biglietto di sola andata per l’Isola». L’omino dietro il vetro sbirciò il monitor attraverso gli occhialini spessi sospesi sul naso e, dopo qualche click, stampò il biglietto. Nicola prese il suo portamonete, lo aprì e incontrò il sorriso lentigginoso della sua piccolina; la sfiorò con il pollice, ricambiò al suo sorriso e già gli parve di avvertire la sensazione del suo naso infilato tra quella montagna di capelli di profumato cotone corvino.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 11 gennaio 2012 in Racconti

 

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: