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LA SCATOLA DI LATTA (5° parte)

09 Gen

Il lattaio è Peppino, uomo serio e scrupoloso, sulla cinquantina, giunto in paese con sua moglie Iolanda, dopo che questa aveva ereditato alcune proprietà dalla sua defunta mamma. Entrambi, senza figli e ormai più che adulti, avevano deciso che la grande città non faceva più al caso loro, per cui avevano scelto di aprirsi una piccola latteria, che presto era diventata un punto di riferimento per l’intero paese. Non fosse atro perché facevano consegne a domicilio, anche se a Peppino, ormai, arrampicarsi su per le stradine di montagna incominciava a pesare. Allora, di tanto in tanto, le consegne le faceva fare a Carminuccio, un ragazzetto un po’ svampitello che, secondo alcuni, non era proprio un tipo raccomandabile. Nicola aveva saputo da un collega della Stazione confinante che il giovane andava spesso in una sala giochi di quel paese a sperperare i pochi guadagni con le macchinette, rimanendoci incollato anche fino a notte fonda. E, in effetti, proprio ora che l’Appuntato era al bar col Maresciallo, si ricordò di un’altra volta in cui era sempre lì in compagnia del suo Comandante e se l’erano ritrovato di fianco, e nel ricordarlo a Nicola venne un tuffo al cuore: e se fosse stato lui? Oddio, certo. Ma come aveva fatto a non pensarci prima? A Donna Concetta, Peppino faceva recapitare almeno una volta a settimana la spesa: farina, zucchero, cioccolato, latte, pasta. E quanto tempo sarebbe servito a Carminuccio per conquistare la sua fiducia e farsi invitare in casa, farsi offrire un caffè? Così l’avrebbe studiata palmo a palmo, per poi tornare a fare piazza pulita un giorno in cui la poveretta si fosse allontanata. Nulla di più facile. Quella volta, e Nicola se lo ricordava bene, Carminuccio aveva sfilato dalla tasca pochi spiccioli con cui aveva pagato la sua birra e se n’era andato via. Ecco, era tutto chiaro: non poteva che essere stato lui. Del resto, da uno che beve una birra alle 9 del mattino, cosa ci si può aspettare? Avrebbe cercato un modo per andargli a far visita; oppure, di scambiare due parole con Peppino. Interruppe i suoi pensieri la voce del Maresciallo: «Hai depositato quella richiesta di tabulati in Procura, vero?». L’ingresso del sindaco fu la sua salvezza; così, tra un saluto e una chiacchiera, non dovette rispondere né sì, né no.

***

«Donna Iolanda, che piacere sentirla! Sono l’Appuntato Fusco, come sta?»

«Ue, Appuntà. Stamattina non l’abbiamo vista passare. Che vi serve?»

«Eh, me lo dia lei un consiglio: devo preparare almeno un piatto di pasta a certi colleghi che passeranno per servizio da qui tra non molto. Può mandarmi qualcosa?»

«E certo, Appuntà! Ho del pesto fresco fresco. Le mando pure un po’ di ricotta: la salti in padella con una spruzzata di acqua della pasta, poi ci stemperi dentro il pesto e ci scoli le trofie. E vedrà che i colleghi se ne andranno più che contenti!»

«Sicuro che non è un problema farmele portare qui? E’ quasi ora di chiusura…»

«Tranquillo, inizi a metter su la pentola che tra poco avrà tutto ciò che le serve».

Così fu. Neanche cinque minuti, e Peppino suonò alla porta del retro della caserma, quella che dava direttamente in cucina.

***

«Don Peppino!» esclamò Nicola. «Ecco fatto, Appuntà. Tutto quello che le serve, più una bottiglia di latte e una di vino, offerte dalla casa». Nicola andò a prendere il suo portafogli dalla giacca della divisa, e intanto cercò le parole per attaccar bottone. «Non volevo si disturbasse lei personalmente, don Peppì. Credevo venisse quel ragazzo che vi aiuta, come si chiama? Carmine?» «Eh, Carmine ci ha lasciati». «Oddio, don Peppì, mi perdoni, non sapevo fosse morto». L’esplosione della risata lo fece trasalire. «Ma quale morto, Appuntà. Quello sta meglio di me e di voi messi assieme! Ci ha lasciati da una decina di giorni per raggiungere una ragazza del nord che aveva conosciuto sul computer. Magari è la volta buona che mette la testa a posto!» Se i tempi erano quelli, pensò Nicola tra sé e sé, non poteva essere stato lui. Ed ebbe la sensazione di sentirsi come un naufrago che, in procinto di toccare uno scoglio, ne era stato allontanato da una nuova onda. A quel punto, non gli rimase altro da fare, già che c’era, se non consolarsi cucinando per i fantomatici ospiti, facendo tesoro dei consigli di Donna Iolanda. A fine pranzo, si guardò compiaciuto la pancia piena, e rise pensando che, per un uomo, quel che contava davvero era possedere una bella tartaruga; il lato su cui questa fosse girata era solo un trascurabile dettaglio.

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2012 in Racconti

 

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