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LA SCATOLA DI LATTA (3° parte)

19 Dic

«Papà! Ciao! Lo sai che mi sto allenando?»

«Ah, sì?! E a fare cosa?»

«I castelli di sabbia! Oggi ne ho fatto uno grande grande con mamma, ma lei non è molto brava: li fa tutti storti e barcollanti. Allora domani aspetto che arrivi tu e ne facciamo uno immenso, dove vive un Principe ricchissimo che dentro il giardino ci tiene tutti gli animali del mondo»

«Allora é meglio un’arca, come quella di Noè: lì gli animali ci sono tutti ed è più facile da costruire»

«Noooo, papà, non scherzare! Io e te dobbiamo fare un castello bellissimo, così lo insegniamo anche a mamma come si fa!»

«Va bene, faremo un castello, ma temo che domani non sarà possibile: papà deve lavorare ancora per qualche giorno e appena potrà correrà dalla sua bambina…»

«No, papà, dai… dimmi che non è vero. Io qui, senza di te, mi annoio! E poi è sempre così: ogni volta che dobbiamo fare una cosa bella, io e te, poi succede che devi lavorare… Sei proprio cattivo!»

«Ti prometto che troverò un modo per farmi perdonare…» ma non finì neppure la frase che si accorse che dall’altra parte del ricevitore la sua bambina non c’era più.

***

Era pomeriggio inoltrato, quando decise di tornare a far visita a Donna Concetta, portando con sé un computer portatile e tutto il desiderio di restituire a quella povera anziana ciò che qualche farabutto le aveva portato via. Si mise seduto, con Donna Concetta accanto, che guardava con malcelato stupore quell’arnese luminoso. «Allora, Donna Concè… mi dica esattamente cosa le hanno portato via» le disse piano ma con convinzione. L’anziana donna prese a spiegare che dietro il blocchetto di tufo, in quel pertugio nel muro, lei aveva nascosta da anni una scatola di latta. Sì, una scatola di latta, di quelle colorate di una volta, in cui solitamente ci mettevano i biscotti. Dentro la sua c’erano un po’ di cose, tutte di valore. Nicola proseguì col suo verbale e finalmente si accinse a redigere un elenco. «Un soldatino di piombo» scandì bene Concetta; Nicola la guardò incerto: forse non aveva capito bene. «Sì, uno di quelli piccolini, ma tutto bello preciso preciso. Era un carabiniere, come voi», disse con un pacato sorriso. «Lo so, può sembrare una sciocchezza, ma per me quel soldatino valeva un tesoro: era stato il primo giocattolino di mio figlio. Glielo aveva regalato un compare, e lui guai a chi glielo toccava! Poi, invece, un giorno mi accorsi che lo aveva lasciato con tutti gli altri giocattoli, e allora capii che una fase della sua vita era finita, se n’era andata, come una stagione che non si ripeterà. Quel soldatino, per me, era la presa di coscienza del fatto che per i figli scorre un tempo su cui un genitore non ha alcun potere» disse con voce asciutta. «Il secondo oggetto, era un anello». Nicola pensò, finalmente, fosse giunto il momento di elencare qualche gioiello e riprese a scrivere, ma dovette interrompersi subito. «…un anellino ottenuto intrecciando i piccioli delle ciliege. Albinuccio mio quel giorno mi aveva chiesto se volevo sposarlo e io gli avevo detto sì, ma che sarebbe rimasto un segreto tra noi due, almeno finché non fossimo diventati grandi: avevamo solo nove anni, allora, e io non ho mai amato nessuno oltre a lui. Per la gioia di quella mia risposta, colse delle ciliege e realizzò il mio gioiello più prezioso. Avverto ancora il profumo di quell’estate lontana». A quel punto, Nicola aveva rinunciato a scrivere, tant’è che aveva chiuso il suo portatile e si era messo comodo ad ascoltare quella donna dolce e gentile scavare nei suoi ricordi, tornare bambina, madre, sposa. «C’era una lettera. No, un biglietto, poche frasi. Me le aveva scritte mia madre, prima di morire: avevo pochi mesi quando scoprì di avere un brutto male, e allora pensò di salutarmi così …vorrei dirti molte cose, ma non basterebbe un libro intero, allora ti dirò solo la più importante: nella mia vita, seppur breve, ho avuto il dono di una gioia immensa, e questa gioia sei proprio tu». L’espressione si fece umida, come se, ripensando a quelle parole di quasi un secolo prima, Donna Concetta avvertisse ancora forte nel cuore l’emozione. «Sa’, Appuntato, nella vita capita di avere dei momenti in cui ci si sente una nullità; in quei momenti, a me bastava rileggere quelle parole per ricordare di essere stata la gioia di qualcuno e scacciare via la tristezza. Mia madre – disse guardandolo negli occhi – è riuscita, con quelle poche parole, a rimanermi accanto per una vita intera». La mano incerta raggiunse una ciocca di capelli e fece come per scostarla, quasi per distrarsi da quel ricordo, prima di strofinarsi la fronte rugosa e tornare ad elencare: «Nella scatola c’era un rosario. Io non ero credente; mi ci ha fatta diventare la Madonna quella volta che caddi nel pozzo. Quando mi tirarono su, c’era tanta gente e io mi sentivo confusa, infreddolita e stanca. Ma c’è una cosa che non potrò mai dimenticare: una donna bellissima, che mi posò quei grani di vetro tra le mani e scomparve per sempre. Non la vidi mai più, eppure quel volto me lo ricordo bene». Ancora, nella scatola vi erano dei biglietti, tutti legati con un nastro per capelli colorato di quando era poco più che una ragazza: erano i biglietti che i suoi alunni le avevano scritto nel corso degli anni dell’insegnamento. Donna Concetta, infatti, era stata una delle prime maestre lì in paese; severa, sì, ma anche rassicurante ed affabile, era stata certamente la più stimata ed apprezzata. C’era un barattolino di vetro, nella scatola. Un piccolo barattolo con dei dentini da latte: ogni volta che i suoi bambini ne perdevano uno, lei li esortava a riporli sotto il cuscino, perché sarebbe passato il topolino a prenderseli, in cambio di una moneta. E negli anni, quel topolino pieno d’amore aveva provveduto, con inappuntabile costanza, a prelevare ogni dentino dei suoi quattro bambini e a riporlo nel barattolino, lasciando loro una moneta e qualche biscotto. C’era il tempo, in quella scatola; c’era il passato, c’era l’odore di momenti lontani, di emozioni vissute. Cosa ne poteva capire, di tutto questo, chi se l’era portata via?

 
2 commenti

Pubblicato da su 19 dicembre 2011 in Racconti

 

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2 risposte a “LA SCATOLA DI LATTA (3° parte)

  1. annitapoz

    7 gennaio 2012 at 07:05

    Bellissimo racconto, pieno di emozioni, di tenerezza, di amore…

     

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