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LA SCATOLA DI LATTA (1° parte)

14 Dic

Quando il Maresciallo parlava, l’Appuntato Scelto Nicola Fusco lo ascoltava sempre in religioso silenzio. Quel giorno, poi, era più taciturno del solito, perché contava le ore che lo separavano dal caldo abbraccio della sua bambina: le avrebbe raggiunte al mare, lei e sua madre, in una casetta che prendevano in affitto ogni anno e in cui erano accatastati tanti bellissimi ricordi di loro tre insieme. «…Hai capito, Nicò? Voleva fregarmi! A me!!! Lui ancora doveva nascere quando già io avevo arrestato il nonno, e pensava di fregarmi…»: la voce del Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Salvo Cappone era ancora appesa nell’aria, quando il telefono dell’ufficio squillò. «Carabinieri», rispose Nicola. Dall’altra parte del ricevitore, avvertì un respiro, e nient’altro. «Pronto», insisté, e solo allora gli giunse un filo sottile, quasi un soffio: «Appuntà, mi hanno portato via tutto. Tutto». Nicola richiuse la pratica su cui stava lavorando e si mise seduto con cautela, quasi per paura che quella conversazione potesse spezzarsi e della voce della donna anziana dall’altro capo del telefono perdersi ogni traccia. Riuscì, invece, a farle pronunciare ancora qualche parola, tanto sarebbe bastato per intuire chi fosse e, intanto, tranquillizzarla del fatto che sarebbero arrivati presto da lei. Messa giù la cornetta, si accorse che il Maresciallo ancora stava bofonchiando, parlando di chissà che, di chissà chi, dei suoi meriti, del suo acume investigativo, del “menomale che c’ero io altrimenti quella volta lì col cavolo che l’autore di quel crimine avrebbe avuto un nome“, e che si interruppe solo quando si accorse che Nicola si era precipitato verso l’attaccapanni e si stava calzando il berretto. «Dove pensi di andare!» sussultò autoritario, mentre l’altro gli stava andando incontro, porgendogli il suo berretto. «Dobbiamo andare, Maresciallo. Il suo racconto è davvero interessante, ma c’è qualcuno che ha bisogno del nostro aiuto» e si mise lì ad aspettare che si svolgesse il repertorio che conosceva a memoria: primo sospiro come a dire “…ahi, che pazienza!”, rotazione a sinistra sulla sedia per portare la sua opulenza fuori dalla scrivania, svogliata apertura del cassetto per prendere le chiavi, secondo sospiro come a dire “Se non esistessi, il mondo si troverebbe seriamente in difficoltà“, strattonamento del suo berretto dalle mani di Nicola, sistemazione del suo berretto sulla sua testa, stiratura dei lembi posteriori della giacca afferrandoli con le sue mani grassocce e, infine, con un consueto gesto di invito a dirigersi verso la porta, il solito «Dai, forza, andiamo…». Nicola dovette trattenere il sorriso, come tutte le volte; non con insolenza, né per irriverenza, ma perché aveva sempre pensato che il suo Comandante aveva ragione quando diceva di se stesso che uno come lui, se non fosse esistito, avrebbero dovuto inventarlo.

 
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Pubblicato da su 14 dicembre 2011 in Racconti

 

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