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CHE COS’E’ LA FELICITA’

29 Ott

Iniziamo col dire che è una di quelle cose che, quando provi a dare una definizione, ti perdi. E io non ho alcuna intenzione di dare definizioni e, quindi, di perdermici dentro. Restiamo, piuttosto, con i piedi per terra e il senso pratico ci aiuterà in una missione in cui grandi personaggi ne hanno sparate delle belle.

Tralasciando le definizioni, può essere utile iniziare col far riferimento ad uno dei tanti sondaggi, condotto nel 2008 on-line dalla The Nielsen Company, esteso a 51 Paesi, da cui è emerso che le donne sono più felici degli uomini e che a renderle tali sono le soddisfacenti relazioni sentimentali, mentre l’altro sesso sarebbe più allietato dal soldo. Ci basti sapere questo; del resto, se uno dei lettori vorrà approfondire gli infiniti esiti del sondaggio, non avrà che da cercarseli in rete e lì li troverà tutti.

Dunque, già l’appartenere all’uno o all’altro sesso determinerebbe una differenza percettiva di questo stato d’animo. Poi, all’interno dello stesso genere, pare faccia la differenza il fatto di abitare al mare piuttosto che in montagna, l’età, la presenza o meno di figli, il Paese di appartenenza, ecc. ecc.

Cosa se ne deduce? Che, appunto, si tratta solo di una questione di percezione. Ma percezione di cosa? Secondo il mio modestissimo parere, la percezione del senso di appagamento rispetto alle priorità che contano davvero per ognuno di noi nella propria vita e la relazione tra queste e quelle che la Vita ci concede di realizzare.

Se come principio fissassimo questo, diventerebbe facile intuire che la percezione della felicità dipende sostanzialmente da noi e dall’approccio che scegliamo di avere rispetto alla Vita. Vengo a spiegarmi: se io fisso delle ambizioni troppo fuori dalla mia portata, o comunque tendo ad anelare ad obiettivi difficili, e a riporre nel perseguimento di questi il raggiungimento della mia felicità, sarà un pò complicato che io riesca ad essere felice con una certa frequenza. Guardare l’erba del vicino e vederla sempre più verde e sentirsi costantemente sfigati e insoddisfatti, non può certo essere un buon modo per perseguire la felicità.

Io non so se quello stato di beatidudine che provo quando ringrazio Dio per quello che ho e non desidererei essere in nessun altro posto si possa definire felicità. Quando avverto un’impennata al cuore, come un impercettibile tremore, e mi sento come chi ha vinto alla lotteria. Normalmente, ora mi accade di sera, quando godo del calduccio delle coperte e della presenza dolce e rassicurante di mio marito, mentre ognuno dei due è immerso nella lettura del proprio libro alla luce del proprio abat-jour e ci manteniamo in contatto con i piedi intrecciati, e respiriamo al ritmo del respiro del Nano che dorme tra noi, o nella stanza accanto, e dei calci che la piccoletta sferra da dentro la pancia. In quei momenti, penso che davvero non ci manca nulla, dai quattro spiccioli in banca che ci servono per affrontare il quotidiano fino alla salute; da due famiglie presenti e affettuose alle spalle a un mucchio di amici sinceri e insostituibili; dal sentimento che ci lega alla passione che poniamo nei rispettivi lavori. Penso che possiamo godere davvero di tanto, con la consapevolezza che si tratti di cose che possono essere, una per una, perdute in una frazione di secondo. E’ per questo che ne gioisco; è per questo che mi sento felice.

Ma quanti hanno lo stesso e non sanno apprezzarlo? Quanti desidererebbero di più, o si lasciano intorbidire da deliranti ambizioni e ossessive frustrazioni? Quanti ammettono con rammarico di aver avuto qualcosa di prezioso solo dopo che lo hanno perso?

Forse… e sottolineo forse, la felicità è un pò anche questo: riuscire a guardare la Vita con gli occhi della gratitudine, tranne – è chiaro, non siamo mica folli – quando sussistono davvero situazioni di dolore o di disagio insormontabili.

Forse… e risottolineo forse, la felicità, come dice l’omino dell’immagine, va costruita …proprio come si fa con una cucina Ikea! 

 
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Pubblicato da su 29 ottobre 2011 in Come la penso su...

 

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