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LA SOLITUDINE DEI FIGLI UNICI

21 Ott

Un tempo si sfornavano molti figli. Poi, questa consuetudine è andata scemando e oggi sono molte, o forse  addirittura in maggioranza, le famiglie con figli unici. Beh, tutto quello che seguirà è solo e tutto il mio pensiero, quindi da prendere unicamente per quello che è e da non dargli troppo peso.

Famiglie con un figlio solo. Che tristezza… Io lo sono stata fino a 8 anni e ricordo quanto ciò mi facesse soffrire. Vedevo le mie compagne che, a casa, avevano qualcuno con cui condividere, magari anche una bella litigata, ma si trattava pur sempre di condivisione. A tavola si scambiavano pareri da bambini, facevano discorsi da   bambini, ridevano per cose da bambini; io, invece, mi sentivo terribilmente sola.

Dopo 8 anni è nato mio fratello, e lì ho capito semplicemente che avevo ragione. E’ vero, c’è un tempo lunghissimo tra noi, o meglio c’è stato, perché poi, col passare degli anni, le distanze lentamente si annullano e oggi, che siamo entrambi adulti, è quasi come se fossimo del tutto coetanei. Però c’è; e per lui ci sono. Abbiamo lo stesso sangue che scorre nelle vene e questo significa moltissimo, fa’ la differenza.

Invece, mi capita spesso di sentir parlare genitori di figli unici che dicono cose del tipo: “Mio figlio non ha mai espresso il desiderio di avere la compagnia..”, oppure, peggio, “Beh, tanto ha i cugini che sono come fratelli, un’ulteriore compagnia non gli serve!”. Quando li ascolto mi chiedo se delle cose che dicono ne sono davvero intimamente convinti o se si tratta di alibi creati ad hoc per mentire innanzitutto a se stessi.

Questi sono quelli che potrebbero permetterselo, ma che scelgono deliberatamente di non fare altri figli oltre al primo. Poi ci sono quelli che hanno delle difficoltà oggettive, condizioni economiche talmente precarie da far immaginare che proprio non potrebbero farcela. In quei casi, effettivamente, occorre molto coraggio, la
consapevolezza di dover affrontare molti nuovi sacrifici che si andrebbero ad aggiungere ai precedenti, per cui comprendo che le valutazioni non sono semplici. L’unica cosa che, a queste persone, sentirei di voler dire è che le spese maggiori le si fanno per il primo, mentre il secondo, se si segue una buona organizzazione, vive un pò di rendita; oltre al fatto che, sulle orme del fratello, crescerà più in retta e si renderà più autonomo ben prima del primo. Ma, ripeto, se ci sono difficoltà oggettive, la vera saggezza sta proprio nel non trascurarle prima di prendere una decisione.

Non so.. Oggi siamo tutti presi dalle nostre vite, dalle realizzazioni personali, dai molti impegni a cui soccombere per tirare avanti, e tutto questo produce anche molta solitudine. C’è più mobilità, spesso ci si trasferisce lontani dalle famiglie di origine, ma capita talvolta che, pur rimanendo nella stessa città, si è lontani
comunque. Allora, non posso non pensare ad un domani, quando noi genitori non ci saremo più – o perlomeno questo è il normale corso della Natura, che però può essere soggetto ad imprevedibili variazioni, eh, per carità! – quando i “cugini” saranno presi altrove dalle loro vite, magari si saranno anche persi di vista come pessissimo succede (o abbiamo tutti un rapporto assolutamente fraterno con i cugini con cui siamo cresciuti? Francamente, credo proprio di no.. ed è quasi una fortuna se poi, a distanza di anni, si resti in contatto), sapere che nel mondo, fosse anche dalla parte opposta del Globo, c’è sangue del tuo sangue …beh, questo non può non fare la differenza.

Certo, siamo d’accordo, ci sono fratelli che tra loro non si parlano neppure, che si odiano, ma questi sono casi piuttosto estremi, per fortuna. Ma l’idea che un giorno, anche tra molti anni, seppur sepolti dai mille impegni e allontanati da molti chilometri, un giorno i miei figli dovessero decidere di rivedersi …che so… per un Natale, sedersi alla stessa tavola come quando erano bambini, solo che ora ci saranno anche congiunti e figli, e brindare, e risentire quel calore nel cuore, sfogliare un album di fotografie, parlare di antichi ricordi …sentire il
senso di famiglia, che quindi non avrebbe seguito noi nella tomba, ma che sarebbe sopravvissuto in loro, con loro, beh… per me sarebbe motivo di gioia infinita. Dovesse avvenire anche una sola volta, tutto questo, credo che, da dovunque saremo io ed il papà, sentiremo di essere stati ripagati a pieno di tutti i sacrifici che dovremo affrontare adesso che nascerà la secondogenita. Perché noi siamo perfettamente consapevoli che con un figlio solo, tutto …tutto… sarebbe stato più semplice e che, comunque, avrebbe appagato pienamente i rispettivi desideri di maternità e paternità; ma, nonostante questo, non ci siamo lasciati vincere dall’egoismo e dai pensieri negativi…

P.S.: è ovvio che le mie considerazioni sono rivolte a chi sceglie deliberatamente di non mettere al mondo un
secondo figlio, e non certamente a quanti, pur volendone, la Natura non li fa arrivare.

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Pubblicato da su 21 ottobre 2011 in Come la penso su...

 

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