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RISPETTIAMO LE NEO-MAMME

19 Ott

Tra qualche giorno dovrei sgravare, come un copione che si ripete appena dopo quattordici mesi. Credo che, come allora, la sensazione sarà simile a quella di salire su un tapis-roulant già in corsa, perchè dal momento in cui inizia il travaglio tu non decidi proprio più niente, e ti ritrovi risucchiata in un turbinio di poco gestibili situazioni (e dolori). Poi, c’è una cosa che ti fa rivivere la stessa situazione …chissà se anche voi l’avete mai provata… di quando stai correndo sul tapis-roulant e, accidentalmente, metti il piede in fallo e, ad una velocità impressionante, schizzi via fino ad impattare contro gli attrezzi disposti in sala, sotto lo sguardo sbalordito (…e divertito) dei presenti, ed è la via crucis di conoscenti in ospedale.

Parliamone. Io credo che per alcuni, non andare a far visita immediatamente alla puerpera non appena abbia sgravato sia un atto di maleducazione. Bene, sfatiamo questo mito. Perché è l’esatto contrario, e chi tra i lettori ha mai partorito credo non potrà non darmi ragione. In quei tre giorni in ospedale, passano a farti visita non solo i parenti e gli amici più cari (che, chiaramente, sono ben graditi e non possono non presenziare), ma anche conoscenti che l’ultima volta che hai visto è stato in occasione del parto precedente.

Ma avete idea delle condizioni di stanchezza e di stress in cui versa una donna subito dopo il parto? Ve le racconto. Io avevo iniziato a travagliare alle 23,00 per poi partorire, dopo una nottata di veglia assoluta e di dolori indicibili, alle 13,00 dell’indomani. Per tutto il giorno, presa da un eccesso di stanchezza, dal dolore pungente dei punti, dalla debolezza indotta dall’anemia e, comunque, dall’ansia di non far mancare nulla al mio bambino, che era lì vicino a me, non avevo ancora chiuso occhio quando, alle 18,00 circa, mi ero ristrovata la stanza piena di gente. Ho contato la bellezza di VENTIDUE PERSONE, tra adulti e bambini, che non hanno avuto la compiacenza di farmi un rapido saluto, scambiare due convenevoli ed andar via, ma sono rimaste a parlottare tra loro per circa un paio d’ore (finchè l’infermiera, esasperata, all’ennesimo richiamo inascoltato li ha trascinati fuori in malomodo), mentre i loro bambini si rincorrevano per la stanza giocando a guerre stellari. Io non avevo più energie, mi sentivo spompata, annebbiata e l’unica cosa che speravo di fare, ora che il mio bambino dormiva, era dormire con lui; perché poi, ovviamnete, appena tutti sono andati via, lui si è svegliato per la poppata, e mi è toccato rimanere svegli per un bel pezzo ancora.

Tornata a casa, speravo finalmente in un pò di pace, ma eccoti che fin dal primo giorno, dal primo minuto in cui vi ho messo piede, sono iniziate le telefonate di quanti volevano passare a farci visita. Ovviamente, se gli chiedi di attendere qualche giorno per maleducato passi tu. Allora, siamo stati costretti ad accogliere i gentili visitatori, nonostante i punti e tutti i fastidi del post partum, a cui si aggiungeva la stanchezza per i nuovi ritmi stravolti, non mi consentissero neppure di rimenere seduta al divano.

Personalmente vi dico che, dopo questa prima esperienza, non ho più fatto visita ad una puerpera, anche quando a partorire sono state amiche mie carissime. Magari, prima del parto, mi son preoccupata di far sapere loro che il mio silenzio doveva essere interpretato unicamente come forma di reverenziale rispetto nei loro riguardi, che in ospedale non ci sarei passata manco se me l’avessero chiesto e che prima di andare a casa avrei aspettato che condizioni di salute e ritmi si fossero assestati. Anche perchè, intanto, mica il pupo c’ha una scadenza… e anche vederlo dopo un mese va bene comunque! Un sms (evito anche la telefonata, che potrebbe arrivare in un momento poco opportuno) di tanto in tanto per far sentire che l’affetto e la vicinanza non mancano è un gesto più che sufficiente per trasmettere alla neo-mamma la certezza che, in caso di necessità, sarebbe bastato un suo fischio per farmi correre.

E’ davvero così difficile da capire, tutto questo? 

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2011 in La cura dei cuccioli

 

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