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NO, NO, E NO. MI RIFIUTO DI CREDERE CHE SI ARRIVI A TANTO

30 Set

Ho appena letto questa aberrante notizia, che mi fa ribrezzo anche solo riprodurre in sintesi. Il fattaccio sarebbe avvenuto in una quinta elementare di una scuola di Potenza, dove, come ricordo del termine del corso di studi, è stata consegnata ai bambini una foto di gruppo incorniciata. E fin qui tutto normale, se non fosse che di foto ne sarebbero state fatte due, una con la compagna down ed una senza, dove anche la sua maestra di sostegno si è messa in posa bella sorridente. Ovviamente, alla classe è stata consegnata la seconda foto: quella senza la piccola sfortunata.

Le maestre, dopo la pubblicità negativa che hanno tratto dalla diffusione di questa notizia agghiacciante, si sarebbero scusate dicendo che la prima foto era venuta male e che quando avevano rifatto la seconda la piccola non c’era. Ma so per esperienza che quando certe notizie saltano fuori è perchè c’è una talpa, normalmente con un briciolo di coscienza in più, che vuole che si sappiano come sono andate veramente le cose e, forse sbagliandomi, non mi sento assolutamente disposta ad accettare la versione di quelle donne. Perché …udite udite.. la prima foto, quella che a loro dire sarebbe venuta male, alla famiglia della piccola meno fortunata è stata consegnata così com’era; quindi, se andava bene per loro, perchè non poteva andare bene anche per gli altri bambini?

Chi scrive sul Corriere.it si chiede chissà quanto dev’essere sembrata intelligente a quei quattro volponi la trovata di scattare una seconda foto ed inventarsi una simile storia! A me, invece, viene da chiedermi se gente così merita di continuare a lavorare con i bambini, se è davvero capace di amarli incondizionatamente come meritano. Sarebbe bello se si aprisse un’inchiesta e li sbattessero fuori dalla scuola, lasciando un posto libero per chi lo meriterebbe davvero.. Ma questo, purtroppo, rimarrà solo un sogno per qualche idealista come me.

 Non pensate che voglia farmi grande se vi racconto un piccolo aneddoto. Quando ero in cinta del primo figlio avevo già 36, eppure, nonostante il rischio di mettere al mondo bimbi con la sindrome di down fosse alto, sia io che mio marito decidemmo di evitare ogni esame in tal senso. Perché il piccolo nella pancia era vitale, e se anche avessimo saputo che era down, non ci sarebbe sembrato un sufficiente motivo, quello, per mandarlo via. Lo avremmo accolto e amato, forse anche di più di come si fa con un bimbo c.d. “normale”. E quello che mi rallegra è che ci sono tantissime coppie che la pensano come noi.

Se, però, oggi qualcuno mi dicesse, con un esame diagnostico, che la creatura che porto in grembo è crudele tanto quanto quelle maestre che hanno architettato questa bastardata… beh, francamente io non lo so se la terrei.

Vi riproduco qui di sguito le parole conclusive di chi ha redatto l’articolo, perchè mi sembrano intelligenti e meritevoli di attenzione. E intanto, se qualcuno mi volesse procurare la foto di quella bimba esclusa, mi ci farei un poster da tenere in casa!A parte la soluzione radicale di abolire le foto di classe, il ritocco personalizzato per cancellare quelle che consideriamo inadeguatezze fastidiose nella nostra realtà potrebbe ispirare altre selezioni. Si potrebbe usare per escludere i bambini con scarpe e maglioncini firmati per centinaia di euro e le bambine con meches precoci e minigonne. Qualcuno potrebbe voler cancellare i bambini troppo magri o quelli cicciotti, altri finirebbero per eliminare i bambini dall’incarnato scuro al Nord e quelli troppo biondi al Sud, perché potrebbero minare l’identità geografica della scuola.
Si potrebbero escludere i bambini prepotenti, quelli viziati e quelli antipatici. Naturalmente anche le maestre superficiali e quelle distratte che non sanno, o non possono, guardare i loro alunni”.

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4 commenti

Pubblicato da su 30 settembre 2011 in Curiosità dal mondo

 

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4 risposte a “NO, NO, E NO. MI RIFIUTO DI CREDERE CHE SI ARRIVI A TANTO

  1. Ines

    30 settembre 2011 at 12:55

    Sono pienamente daccordo con te, è sconcertante quello che alcune maestre oggi sono capaci di fare e pensare; poveri nostri figli! Avranno un fututro non facile!
    P.S.: anche noi dei ns due figli non abbiamo mai voluto fare nessun esame e nè tanto meno sapere il sesso!

     
  2. a casa di palma

    30 settembre 2011 at 13:12

    Di un figlio disabile, il dolore grande è proprio il pensiero di come sarà accolto dalla società. Perché per il resto posso dire che ho conosciuto mamme che da quel figlio hanno ricevuto, in amore e vicinanza, più degli altri figli. C’è un detto a cui mi aggrappo quando accade qualcosa: “Dio le croci le da’ a chi le sa portare”, sempre nella logica che mai nulla avviene a caso. E, nonostante sia difficile da accettare, un figlio “diverso” può essere una grande prova di coraggio che forse neppure tutti quanti meritiamo..

     
  3. annitapoz

    30 settembre 2011 at 16:02

    E’ davvero sconcertante, aberrante una notizia del genere. Io che credo con tutto il cuore nell’importanza del mio lavoro di educatore, per cui mi sento profondamente amareggiata, delusa. Mi viene da piangere a pensare che ci siano persone totalmente inadeguate che svolgono questa professione e che quindi provocano danni alla personalità in formazione dei loro piccoli alunni. I docenti dovrebbero essere un esempio di apertura agli altri, dovrebbero insegnare il valore della differenza, la ricchezza interiore che porta ogni essere umano, l’importanza della condivisione, della cooperazione, dell’aiuto reciproco e invece si dimostrano esempi di razzismo, di ottusità e d’incapacità ad amare il prossimo. Mi fanno proprio pena quelle insegnanti e quanti hanno richiesto la “doppia foto”.

     
  4. a casa di palma

    30 settembre 2011 at 18:06

    “..provocano danni alla personalità in formazione..”. Pensa quando questa è già compromessa da una patologia seria! Che tristezza. Sai, sto cercando di promuovere un’iniziativa: cercare la famiglia di questa bambina, farle scattare una foto con le persone che davvero tengono a lei ed acquistarla: la terrei volentieri in casa, come esempio del divario immenso che esiste tra la difficoltà di una malattia che lei non ha scelto di avere e la crudeltà insensibile e cieca di qualcuno che la circonda…

     

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