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COME LIBERARCI DALLA ROBA VECCHIA

15 Ago

Credo si possa dire, con soddisfacente approssimazione, che il mondo si divide in due categorie di persone: quelle che conservano tutto e quelle che, invece, si liberano fin da subito di ogni cosa superflua. E credo anche che se ad una delle due categorie venisse imposto di comportarsi come l’altra, vivrebbe questa imposizione come una vera e propria violenza.

E così, mi è capitato di vedere cassetti in cui giacciono vestiti degli anni ’70 (quelli di mia madre ne sono pieni), e se provi a chiederne contezza, ti senti sistematicamente rispondere che la moda è ciclica e prima o poi quei vecchi abiti potrebbero tornare ad essere di grido (il repertorio di mio marito sono riuscita, dopo tre anni, ad “alleggerirlo” con fatica solo in parte). E neppure il fatto che non siano occorsi più di quarant’anni per far sì che ciò si verificasse può far desistere i “conservatori” a liberarsene. Perché ogni nuovo anno potrebbe essere quello buono!

Ho visto, in cucina, conservati vecchi contenitori di plastica con tanto di buchi e fratture, ma che nonostante ne siano stati acquistati di nuovi e più funzionali, conservano intatto il loro posticino nell’angoletto del pensile. Ho visto scarpe con le suole bucate, che manco la befana indosserebbe, eppure lasciate con tutte le altre a ripercorrere il susseguirsi delle stagioni nei vari cambi di armadi. Lacci di ricambio di scarpe che non esistono più, penne che non scrivono, vestiti di taglie che, ormai, appartengono al passato, vecchie riviste, lenzuola o asciugamani consumati e già sostituiti da roba ben più nuova, piatti scheggiati, guantiere di cartone di pasticceria, nastri e involti di pacchi riciclabili.. Insomma, l’elenco è pressoché infinito.

Ok.. ok.. io non faccio testo, perchè esagero al contrario e getto via tutto ancor prima che abbia esaurito la sua vita “tecnica”. Forse perché non amo l’idea di essere stanziale, e nella proiezione di futuri trasferimenti non può esserci posto per inutili scartoffie. Ma diciamo che una via di mezzo sarebbe quantomeno auspicabile.

Allora, vi consiglio una cosa che …lo confesso, da incivili… facevamo la notte di capodanno quando eravamo più piccoli: a cominciare dalla nonna in poi, allo scoccare della mezzanotte lancivamo giù dalla finestra tutto ciò che era rotto e non ci sarebbe servito più. Questo era una sorta di rituale propiziatorio per tagliare i ponti con le negatività dell’anno precedente e ripartire con un diverso augurio, una ventata fresca e rinnovata per il nuovo anno. E certo, lanciare giù di sotto interi servizi di ceramica era un gestaccio. Però, confesso che era altamente terapeutico, e ti abituava a non rinsaldare legami insussistenti con tutto ciò che, ormai, aveva fatto il suo tempo. Oggi, volendo adottare un sistema più “civile” del lancio, si può ricorrere alla raccolta differenziata e fare una gran bella figura. Ma quel che conta è che ci si liberi del vecchio e si lasci sufficiente spazio al nuovo per far sì che anch’esso viva il suo tempo, sapendo cogliere il momento giusto in cui congedarci da ogni cosa che, ormai, non serve più… 

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6 commenti

Pubblicato da su 15 agosto 2011 in Come la penso su...

 

6 risposte a “COME LIBERARCI DALLA ROBA VECCHIA

  1. annitapoz

    15 agosto 2011 at 20:40

    Hai proprio ragione, purtroppo io rientro tra coloro che faticano molto a sbarazzarsi delle cose vecchie e del superfluo, però quando ce la faccio a buttare qualcosa mi sento più sollevata.

     
  2. a casa di palma

    16 agosto 2011 at 08:32

    …e si sente più sollevata la casa! 🙂 Meno cose da pulire, da rimettere a posto.. E poi, è una pratica che gli psicologi suggeriscono per star meglio, magari seguita da quella di acquistare qualcosa di nuovo, per quanto piccolo, per sè…

     
  3. Rosaria

    16 agosto 2011 at 14:57

    ecco…”buttare il vecchio per far spazio al nuovo” ;P sono pienamente d’accordo 🙂

     
  4. a casa di palma

    16 agosto 2011 at 18:30

    Brava la mia bella! Buttiamo il vecchio e facciamo spazio al nuovo.. In tutti i campi!!! 😀 Bacio

     
  5. marisamoles

    22 agosto 2011 at 11:52

    Anch’io appartengo alla categoria di persone che “non buttano via niente, tutto può servire, hai visto mai che prima o poi la roba vecchia torni utile”. E’, effettivamente, una pessima categoria di persone ma temo sia la più diffusa. Credo che quelli come te siano perle rare. 🙂

    In questo periodo sto facendo un po’ d’ordine in casa. Nonostante mi metta al lavoro con l’intenzione di “buttare via tutto, non guardo nemmeno, non si può vivere sommersi da roba vecchia e inutilizzata”, è più forte di me: alla fine butto via poche cose e guardo tutto con molta attenzione. Il che porta via un bel po’ di tempo. Senza contare che in vecchie scatole si ritrovano frammenti del passato – foto, scontrini conservati perché legati ad un acquisto importante, biglietti da visita di dietologhe mai consultate 😦 , i biglietti del cinema, quelli di quando ci sei andata con “lui” la prima volta … – e finisce che non solo non si butta via niente, ma si perdono ore, con le lacrime agli occhi, provando emozioni indescrivibili, specialmente se si fanno i conti con il presente che non è un granché.

    Ecco, credo che la questione sia questa: c’è chi non vuole rompere con il passato e continua a circondarsi di roba vecchia che nemmeno in un’altra vita riutilizzerebbe. C’è chi, invece, non ha questo legame, spesso ossessivo, e preferisce vivere il presente pensando al futuro, anziché vivere il presente rimpiangendo il passato. Per me, almeno, è così.

    P.S. Ho visto che hai inserito nel blogroll uno dei miei blog – laprofonline- e ti ringrazio. Ne sono particolarmente felice perché è una mia “nuova creatura” e ci tengo particolarmente.
    Ciao! 🙂

    Marisa

     
  6. a casa di palma

    28 agosto 2011 at 16:52

    Ahhhh.. ma tu sei peggio di mia madre! 😀
    Pensa che sono tornata a casa, per qualche giorno, qualche giorno fa. Scendo in garage e mentre la saracinesca si apriva, si schiudeva davanti ai miei occhi un mondo: il suo, quelle della miriadi di cose inutili accantonate. Tutto ermeticamente infilato in buste e pacchi vari, che impediscono anche di capire, in modo speditivo, cosa diavolo ci sia dentro. Set di valige che per essere utilizzati occorrerebbe campare 6 volte, cesti di vimini e plastica di ogni dimensione e poi, per il resto, non saprei …perchè proprio non è dato saperlo. Poi, vado su in casa e, per puro caso, apro l’armadio n. 1 del balcone a vedo dentro, anche lì ben stipati, vestiti di decine e decine di anni fa, scarpe che, a spedirle in Africa, potrebbero servire ad almeno metà della popolazione, e così via. L’armadio n. 2, posto sull’altro balcone, è invece dedicato a vasi, vasetti, taniche d’olio e ogni altra diavoleria attinente alla cucina. E quando ho provato a dirle “Ma mamma, mi spieghi che diavolo pensi di farci con tutta questa roba?”, mi son sentita rispondere “Glia ntichi dicevano stoup ca truv”, che nel nostro dialetto, letteralmente, significa, “conserva che poi te lo trovi”. Mah, l’ho sempre associata, questa politica, ad un antico retaggio, di quanti avevano vissuto la guerra e la povertà, e speravano che in un’altra situazione simile non avrebbero dovuto far fronte alle stesse difficoltà. Ma poi ci rifletto, leggo quello che gente come te scrive e capisco che forse la cosa è psicologica e basta, dipende dal carattere, semplicemente.
    Che vuoi che ti dica? Al di là dell’aver trovatomolto divertente tutto quello che hai scritto, potrei darti un’idea: anzichè conservare fisicamente tutto quello che ti ricorda i momenti belli e brutti del passato, potresti semplicemente fotografarli e conservarli in un immenso archivio. Hai idea di quanto spazio risparmieresti se i primi biglietti del cinema, anzichè conservarli, li fotografi? Così non rinunceresti a nulla: nè ai tuoi bei ricordi, nè ad un pò di sano spazio in più dentro casa… 😉

     

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